Nascita
della
Fabbrica
La Fabbrica dell'Assoluto nasce nel quartiere Tuscolano di Roma, in un box che potrebbe facilmente ricordare le famose cantine, quelle degli anni d'oro che furono del progressive rock italiano. Dietro questo nome si snodano miriadi di storie e situazioni che hanno portato i componenti ad incontrarsi ed a scegliere di mettere a disposizione la loro musica l'uno all'altro, dando vita al suono che contraddistingue oggi la “La Fabbrica”.

Alcuni di loro, Daniele Sopranzi (Chitarra), Michele Ricciardi (Batteria) e Marco Piloni (Basso), sono cresciuti assieme affinando nel tempo tecnica e compattezza del suono, fondando nel 2007 il gruppo “Effetto Progressivo” ed esibendosi con i grandi successi del rock progressivo italiano in diversi eventi capitolini.
L'incontro fortuito nel 2012 tra Michele Ricciardi e Daniele Fuligni (Tastiere) ha segnato un passo fondamentale per la nascita della band. L'ingresso conclusivo nel 2013 nella band di Claudio Cassio (Voce) ha definito e dato una completezza al suono che già gli altri componenti stavano ricercando da tempo.

La Fabbrica dell'Assoluto non è soltanto un nome per unire l'estro e la fantasia dei componenti, ma è un'idea fatta in musica, di una musica che vuole godere e spaziare nei differenti generi musicali, mantenendo come comune denominatore la musica progressiva. Proprio grazie alla sintonia che s’instaura tra le mura della sala prove, assieme ai profumi dei vecchi strumenti, alla purezza e genuinità di un clima spensierato, fuori dalle regole e pressioni del mercato, gettano le basi per la creazione del primo lavoro della band intitolato: “1984- L'ultimo Uomo d'Europa”.

L’opera è ispirata al celebre romanzo di George Orwell “1984”, ambientato in un futuro post-nucleare dove l'uomo diventato macchina di produzione non ha alcuna possibilità di sfuggire all'asetticità della vita controllata dall'unico e onnisciente “Grande Fratello”.
Un'opera che vuole raccontare l'angoscia, l'impotenza mentale e la speranza in un'illusoria libertà attraverso gli occhi del protagonista, ripercorrendo nelle musiche e nelle parole le vicissitudini che il protagonista Winston vive e che lo porteranno ad essere capro espiatorio di se stesso, nel tentativo di riconquistare la propria umanità e le emozioni che giacciono nascoste, sotto quella coltre di apatia monotona che alimenta il libro.

Così hanno scelto di essere fabbricanti, fabbricanti di una musica che vuole parlare, di una musica che vuole essere ancora esperimento, di un’idea che vorrebbe essere Assoluta...